Nella speranza, la morte: la condizione sperimentale del lager

26/03/2024


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La narrazione inizia proprio nel momento in cui viene eletto il nuovo comandante di campo, Helmut Jung, tenente dell’esercito tedesco rimasto mutilato al braccio destro nella campagna di Russia. La propria condizione fisica porta Jung ad accennare sin dalle prime pagine alla riflessione che fa da sottofondo a tutto il romanzo: come funzionano i meccanismi di potere in un mondo retto da regole non sempre coerenti ed equilibri sottili? E come ci si ricava un proprio posto all’interno di un’organizzazione perfetta ma estremamente volubile?

L’arrivo di Jung segna un nuovo corso nell’organizzazione del campo, che è un campo di transito, in cui i prigionieri sono in attesa di conoscere il loro destino: Jung introduce nuove regole, che lasciano più libertà e agi ai prigionieri, in modo da rinforzare la falsa speranza di sopravvivenza e garantire la tranquillità all’interno del lager. Permettendo a un numero maggiore di internate di uscire per lavorare durante il giorno e quindi favorendo l’ingresso di articoli da immettere sul mercato nero all’interno del campo, il piano di Jung è quello di sfruttare gli aiuti dei nemici per aumentare gratuitamente il benessere degli internati e poter dunque utilizzare la loro forza lavoro per rendere il campo più efficiente. Mantenere alta la produttività è un modo per realizzare l’ideale nazista: «essere un popolo di signori significa avere dei servi: vivi, capaci di lavorare» (p. 49).

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Fonte: Il rifugio dell'ircocervo
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