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Non riattaccare, la recensione: un viaggio senza scampo

10/07/2024


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Sulla falsa riga di Locke, il film di Steven Knight che metteva al volante Tom Hardy, il regista fiorentino tenta di tenerci incollati alla strada, in una situazione ingestibile e, per di più, in condizioni psicofisiche precarie. Alla fine, lo spunto del film nasce proprio dalla volontà di farci rivivere quei momenti di assoluto isolamento, in cui quel poco che ci era concesso coincideva con il riflettere su noi stessi e sulle cose che non andavano. È in questo contesto che, allora, Pietro e Irene rivivono il flashback immaginario della loro vita: l’iniziale eccitazione, la casa al mare, i primi attriti a Ginevra… In questo modo, il tempo è scandito dal ritmo caotico dei ricordi e dall’immanente sensazione di smarrimento, che è lì pronta a ghermirci.

Ispirato al romanzo omonimo di Alessandra Montrucchio, Non riattaccare tenta di introiettare le caratteristiche di un thriller psicologico e sentimentale, in cui i veri protagonisti sono i fantasmi del passato.
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Fonte: DassCinemag
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