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Non siamo razzisti ma supercalifragilistichespiralidoso

31/03/2024


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L’esempio migliore è l’articolo di Elisabetta Esposito uscito sulla Gazzetta dello Sport giovedì 28 marzo, in cui si prova a ricostruire il motivo per cui si è arrivati a un’assoluzione per il difensore dell’Inter. “Provare” è un verbo necessario, dato che l’intero pezzo si basa su supposizioni, ipotesi dell’autrice e su nessuna indiscrezione o informazione diretta su quanto avvenuto esattamente. Viene da domandarsi il senso di un articolo del genere, che promette di fare chiarezza su una vicenda dai contorni ancora molto indefiniti. Esposito non sa dire quale sia la versione difesa da Acerbi davanti al procuratore federale Chiné (“si parla del famoso «Ti faccio nero»”: ma chi ne parla?), ma non ha problemi nell’ammettere che il giocatore italiano “era decisamente preparato” a rispondere alle domande. Per contro, Juan Jesus ha peccato di “un’ingenuità buona”, perché ad esempio non ha portato con sé un avvocato. Come ha risposto in seguito l’agente del brasiliano Roberto Calenda, il giocatore del Napoli non era tenuto a rivolgersi ad alcun avvocato, cosa che non è nemmeno prevista dalle regole, dato che non è lui l’imputato e che non era nemmeno parte in causa nel procedimento.
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Fonte: Pallonate in faccia
nel canale: calcio