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Paradise Lost: dal metal al metal, andata e ritorno

22/01/2024


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Insomma: non è che dopo Host i Paradise Lost se ne sono usciti subito con Medusa. Quello sì sarebbe stato perculare i fan traditi. Non lo hanno fatto perché sono stati appunto coerenti con se stessi e nel 2002 – nonostante la fine dei rapporti con la EMI e la sensazione di avere il culo fratturato e il paniere vuoto – hanno pensato bene di realizzare qualcosa come Symbol of Life, più suonato e chitarristico, ma pur sempre lontano dal metal tradizionale e da certe facili riconversioni alla causa. In pochi hanno scorto già da lì una rinascita heavy e molti hanno continuato a negarla anche dopo aver sentito l’accordatura abbassata delle chitarre di Gregor e Aaron e la voce più gutturale di Holmes in Never for the Damned e Requiem, nel 2005.

Il reinnamoramento nei confronti del metal ha richiesto anni e anni, in cui Mackintosh ha ritrovato poco alla volta confidenza con la chitarra (l’assolo alla fine di Over the Madness, a detta di lui, è stato la grande epifania) e la voglia di cimentarsi ancora con la musica estrema che adorava da ragazzino. entre Holmes ha dovuto trovare un sistema per non distruggersi la gola e cantare come in passato, pur non rinunciando alla versione in clean faticosamente acquisita dopo anni di prove in studio.
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Fonte: Humans vs Robots
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