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“Perfect days”. Ambire il mondo

11/02/2024


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Il protagonista del film Perfect Days non è un uomo che pulisce i bagni. È un uomo che legge. Che ascolta Lou Reed mentre viaggia in macchina, che dice di sì a chi chiede ospitalità, a chi vuole ascoltare la sua vecchia musica, a chi ha bisogno di un po’ di soldi per ‘giocarsi tutto’ con una ragazza da ‘dieci su dieci’. È un uomo che recupera piantine di acero nel parco dove fa ogni giorno la pausa pranzo e se ne prende cura in una specie di serra casalinga, e che è capace di raccogliere la sfida lasciata in un biglietto anonimo dietro la fessura di un water. Sembra non succedere niente in questo film, in questa vita. E sembra, ma solo sembra, che la lezione sia proprio qui: apprezzare le cose piccole, riuscire ad essere felici nella propria esistenza minima.

Ma è solo un difetto di prospettiva. Che cos’è una vita? Che cosa significa ambire a qualcosa? Significa girarci intorno, stare intorno a qualcosa per chiederle approvazione e consenso, e poter accedere così ai più alti ruoli. Hirayama non è un uomo che pulisce i bagni. È un uomo che gira intorno alla stessa giornata, agli stessi gesti, allo stesso albero a cui scatta foto come fosse una persona amata. E più che l’albero è la luce che fotografa e che passa attraverso quelle foglie. Cerca qualcosa, che gli ricordi o che somigli abbastanza, alle ultime immagini – bagliori o ombre?- con cui si chiudono gli occhi nel sonno ogni sera.
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Fonte: Nazione Indiana
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