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Platoon (1986): la dura realtà della guerra secondo Oliver Stone

12/04/2024


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La bellezza di “Platoon” per me, sta tutta nel suo tono, riesce a non avere apici spettacolari e smaccatamente cinematografici, anche quando si gioca a tutti gli effetti apici spettacolari smaccatamente cinematografici, come ad esempio l’epica scena sulle note del tema composto da Georges Delerue, quella posa cristologica (non a caso di uno che per Scorsese era stato Gesù), finita dritta sparata sulla locandina del film. Fino a quel momento “Platoon” è un martirio, una tortura della goccia in cui l’arco narrativo di Chris Taylor si consuma velocemente, perché in Vietnam era così, meglio morire nelle prima due settimane per non dover soffrire. Se Coppola ci portava in un cuore di tenebra ideologico, che utilizzava il Vietnam per farci guardare dentro l’anima dell’uomo e Cimino, la porzione di film nel ‘Nam la inventava, con la trovata farlocca della roulette russa, più interessato a raccontarci di anime travagliate che rispondono, ognuna a loro modo alla pressione, Stone ci porta là, ed è l’unico che può farlo perché è l’unico che ci è stato davvero. Anche se all’uscita del film una mezza polemica ha messo in discussione anche questo punto fermo, dopo una ricerca non si trovavano tracce di un soldato di stanza in Vietnam di nome Oliver Stone, grazie al CAR!
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Fonte: La Bara Volante
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