#PremioBg22 – Due parole con Andrea Inglese

19/04/2022


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Il tuo romanzo racconta il mondo dell’arte in tutte le sue facce e in tutte le sue latitudini: dagli atelier scalcagnati di Milano agli spazi postindustriali di Berlino fino alle gallerie di rilievo internazionale di New York. Questo mondo lo leggiamo con gli occhi di due personaggi, Nina Dumo e Tommaso Zappa, una performer e un critico: come mai ha sentito il bisogno di raddoppiare (o sdoppiare) lo sguardo su questo microcosmo?

Il raddoppio di sguardo mette in luce cose diverse. In Nina, vi è malgrado tutto un’attitudine eroica, lei riesce in parte a vivere l’arte come esperienza radicale, ma questo la situa su una china sempre incerta tra il grande successo e la marginalità, tra la “star” dell’arte internazionale e l’anonima sperimentatrice dell’undeground metropolitano. In altre parole, sia caratterialmente sia dal punto di vista degli ambienti che frequenta, Nina è votata agli estremi. E noi la cogliamo in una fase di questa oscillazione, ma scopriamo che ha avuto anche un passato diverso, opposto. Tommaso invece rappresenta, da critico, ossia da lavoratore dell’intelletto, un’esperienza di medietà. Egli è l’uomo del compromesso, ma ovviamente un compromesso che quasi sempre subisce. Inoltre, vive in una condizione piccolo-borghese o di ceto-medio. Ha una vita normale, nonostante frequenti – e non solo per ragioni professionali – il mondo degli artisti. Il suo sguardo illumina la sfera non-eroica – se vogliamo, banale – dell’universo artistico, che diventa semplicemente un ambito come un altro del diffusissimo lavoro culturale delle nostre società attuali.
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Fonte: La Balena Bianca
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