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Recensione: “Irreversible” – Passeggiate, il cinema della poesia – 21 – di Roberto Flauto

29/04/2022


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Irreversible è girato davvero molto bene, montato in maniera splendida, interpretato ottimamente, accompagnato e sorretto da una musica che diviene essa stessa personaggio. È un film che non si dimentica. Lascia il segno. Fino alla fine, che è in realtà l’inizio della storia. Alex è distesa a letto, con le mani che accarezzano il ventre, consapevole di essere incinta. Sulla parete c’è un poster di 2001: Odissea nello spazio. Stacco. Ora Alex è distesa in un prato. L’inquadratura è sottosopra. Il cielo è azzurro e dolcissimo. Luce, alberi, calore, colore, bambini che corrono e giocano. Sta leggendo un libro, An experiment with the time, di un certo John Dunne. Un testo che si interroga sulla natura del tempo, sui sogni premonitori. Nella dimensione del sogno, non esiste tempo, il passato, il presente e il futuro si trovano nello stesso momento, che è qualunque momento, sono (nello) stesso istante, che è eternità. E nella dimensione del sogno non c’è movimento, perché quando sogniamo i muscoli motori sono tutti immobilizzati, cioè in natura noi siamo stati selezionati dal fatto che quando sogniamo non ci possiamo muovere, perché se ci comportassimo in ottemperanza ai dettami del sogno ci saremmo già estinti.
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Fonte: Il buio in sala
nel canale: cinema