RIPENSARE LA CULTURA

26/03/2024


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Però è vero che i grandi festival non bastano più e che bisogna immaginare altro, che connetta molti luoghi piccoli in un modo diverso. Sì chiama lavoro culturale. Uso non a caso l’espressione di Luciano Bianciardi, che con quel romanzo esordì nel 1957 fornendo uno straordinario ritratto di quel che significa lavorare o voler lavorare nella cultura: al tempo, con i cineclub, con le biblioteche, con i gruppi di lettura. Bene, credo che dalla discussione dei mesi passati sia stato e sia assente questo punto: cosa significa, oggi, lavoro culturale?

Interrogarsi su questo significa chiedersi quale sia il rapporto di chi fa questo lavoro non solo con i mezzi di cui dispone al momento. Ovvero, non solo i giornali cartacei, non solo le riviste, qualunque sia la forma che assumono, non solo la radio e la televisione e il cinema, non solo Internet, qualunque sia il modo in cui ci si relaziona con i blog, i social, i podcast. Non solo, ancora, i saggi e i romanzi e i racconti, ma i manga, i fumetti, i videogames, i luoghi dove si parla di videogames e fumetti come Twitch. Le serie televisive. Wattpad.
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(Immagine via Wikipedia)





Fonte: Lipperatura
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