Ritorno a Kinshasa

11/02/2024


[…]
La crisi del Congo del 1961 non fece che accelerare la fuga: la guerra civile portò almeno 25 calciatori locali a fuggire in Belgio tra il 1961 e il 1963, l’anno in cui il governo di Kasa-Vubu, appoggiato militarmente dal giovane Mobutu, riprendeva il controllo della repubblica separatista del Katanga. Il ritorno (temporaneo) della stabilità convinse a tornare qualche giocatore dall’Europa, come ad esempio Kabamba, ma il grosso dei belgicains – cioè dei belgi-africani – rimase dov’era. Fu solo con l’ascesa al potere dello stesso Mobutu che poté iniziare un piano di rimpatrio. Dopo l’umiliante sconfitta subita in casa contro il Ghana per 3-0 nel 1965, il nuovo Presidente decise che il calcio doveva diventare una delle massime priorità del suo governo. Nonostante Mobutu stesse sviluppando la sua ideologia dell’autenticité, ovverosia del ritorno alle tradizioni autentiche del popolo congolese e al rifiuto di nomi e tradizioni coloniali, il colonnelo dimostrava di avere una prospettiva sullo sport non dissimile da quella dei dittatori europei di qualche decennio prima. Una nazionale forte significa un paese forte: il calcio era lo specchio della politica.

Il primo a tornare fu Léon Mokuna, ormai 37enne, che venne scelto come ct della squadra congolese in vista della sua prima partecipazione alla Coppa d’Africa, in Tunisia nel 1965. Il governo iniziò a investire massicciamente nel calcio, trasformando i giocatori in una delle èlite più importanti del paese per tenore di vita e prestigio sociale, spingendo sempre più atleti a rientrare dall’estero. Per sincerarsi che non lasciassero più Kinshasa, Mobutu proclamò nel 1966 una nuova legge che vieteva a tutti i cittadini di abbandonare il Congo senza il permesso presidenziale.
[…]





Fonte: Pallonate in faccia
nel canale: calcio