Sentire le voci: Tutti vivi di Valerio Millefoglie

22/04/2024


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Nel contesto di una simile raccolta di suggerimenti e strategie per mantenersi in vita, la musica entra in gioco con prepotenza. A farsi sentire è qui il retroterra culturale dell’autore, che parla in vece di musicofilo, critico ed ex giovane con velleità compositive. Vero è che un sottofondo non poteva mancare e che la canzone più rappresentativa – oltre alle molte del trio emiliano – finirà per essere quella che lo zio di Domenico iniziò nel 1983, poi conclusa nel 2022 e “messa” nella bara del nipote (ne scaturisce, più o meno, un prosimetro tutto contemporaneo); d’altra parte, la presenza di riferimenti non al solo mondo hip hop, ma legati a un immaginario vario che spazia dall’underground al pop più sfrontato (e comunque molto meno trap rispetto a quanto ci si aspetterebbe), offre una scansione cronologica parallela a quella, tutto sommato diacronica e lineare, degli eventi messi in fila da Millefoglie: è in sostanza un vero valore aggiunto, impensabile senza l’apporto dell’autore.
E mentre compare pure Mezzosangue senza che – come per altri artisti cui si allude – se ne faccia mai esplicitamente il nome, prende corpo una scaletta che inizia con la struggente Mezza siga di Nerone (artista troppo spesso confinato, da chi non ne ha approfondito l’ascolto, al rap della tv), prosegue con l’emblematica My life di The Game (produzione di Cool e Dre; featuring con Lil’ Wayne) e si sofferma su un cavillo testuale di Più su di Renato Zero, in particolare sul sintagma «all’eternità» (n.d.a.: e se si fosse voluto, con una certa faciloneria nell’usus, semplicemente cercare un sinonimo per il più gettonato «all’infinito»?).
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Fonte: La Balena Bianca
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