Silvia Federici: «dal corpo magico al corpo macchina»

17/04/2023


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Nel Sedicesimo secolo, la macchina della disciplina era già all’opera per perseguire la creazione di un individuo adatto al lavoro astratto e che fosse al contempo costantemente da riorganizzare a seconda dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, delle forme di tecnologia dominante e della resistenza a essere assoggettato.

La resistenza ci mostra come, mentre nel XVI secolo il modello che ispirò la meccanizzazione del corpo era una macchina esterna, del tipo della pompa o della leva, nel XVIII secolo il corpo si fosse già evoluto in una macchina più organica, che si muoveva da sola. Con la diffusione del vitalismo e della teoria degli “istinti” (Barnes e Shapin, 1979, p. 34), abbiamo una nuova concezione del corporeo, che spiana la strada a un tipo di disciplina diverso, meno basato sulla frusta e più dipendente dal gioco di dinamiche interne, un possibile segno dell’interiorizzazione dei requisiti disciplinari imposti dal processo lavorativo, conseguenza del consolidamento del lavoro salariato.
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Fonte: Nazione Indiana
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