SPENCER

09/04/2022


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Ma in Spencer di leggenda non c’è traccia. Fin dalle prime inquadrature vediamo una Diana confusa, spaesata, annichilità dall’infelicità e in preda a una crisi isterica, che smarrisce la strada per arrivare alla dimora reale di Sandringham e insieme anche il senso stesso della sua condizione, quella di una donna bellissima e attraente rinchiusa in una gabbia dorata senza via d’uscita. Larraìn sceglie per il suo nuovo film una partitura spettrale, con atmosfere quasi orrorifiche accompagnate da un commento musicale altrettanto opprimente (di Johnny Greenwood, chitarrista dei Radiohead e immenso artista, capace di passare dalla spensieratezza  di Licorice Pizza alla claustrofobia larrainiana) e coerenti con la sua idea di cinema: lo spettro del passato (come in Neruda), l’angoscia per il presente (come in Post Mortem), la pazzia del mondo (come in Ema), corollario di un film lugubre e decadente, come il personaggio che racconta.
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