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Stalkami! Molestie e gratificazione in “Baby Reindeer”

09/05/2024


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La divisione eterosessuale dei meriti e delle colpe si ripercuote anche sulla nostra percezione dei concetti di minaccia e di pericolo. Una donna più anziana che ti sommerge di e-mail poco stimolanti e sgrammaticate a proposito del suo pranzo, della sua giornata, sottoponendo la pazienza altrui a riflessioni random sulla vita e sull’amore a prima vista, non è propriamente pericolosa quanto un uomo fisicamente minaccioso e sessualmente disturbante. Eppure Baby Reindeer, l’adattamento dell’one man show di Richard Gadd, è la testimonianza, condita di estetiche e stratagemmi narrativi da grande distribuzione – oltre che della necessaria distanza, emotiva e psicologica –, di una sua esperienza personale.

I primi elementi della trama ricordano l’inizio di una commedia romantica con velleità anticonformistiche. Un trentenne scozzese si mostra gentile e tiepidamente amichevole con una cliente del pub londinese in cui lavora, una donna dalla risata calda e conviviale che millanta una carriera di successo e un’enorme disponibilità economica, sebbene non possa permettersi nemmeno una tazza di tè. Tra i protagonisti scocca immediatamente una certa simpatia, al riparo di un bancone da bar.
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