Su Guarda le luci, amore mio, di Annie Ernaux

17/05/2022


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Al contrario, questo diario si apre proprio con un elenco di supermercati che la scrittrice ha frequentato e che ricorda con affetto. Ogni periodo della sua vita sembra associato alle immagini di centri commerciali e agli incontri che sono avvenuti in questi luoghi. Se i libri, l’arte, i film, da sempre si costituiscono come luoghi della memoria, capaci di conservare il ricordo e di consentire l’elaborazione del vissuto, i supermercati cominciano a figurare tra i luoghi degni di avere una loro rappresentazione soltanto negli ultimi tempi: «scegliamo i nostri oggetti e i nostri luoghi della memoria, o piuttosto è lo spirito dei tempi a decidere ciò che val la pena di essere ricordato».

Sia che si trovi all’entrata dell’Auchan, o tra le corsie e gli scaffali del supermercato, Ernaux vede sfilare davanti a sé l’umanità in tutte le sue declinazioni, e la scrittrice si trasforma in un’attenta osservatrice che dimentica se stessa per dedicarsi alla contemplazione del microcosmo del supermercato.
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Fonte: La letteratura e noi
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