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Su quanto successo a Grimes a Coachella, la cosa giusta l’ha detta A-Trak

15/04/2024


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Coachella è ormai da anni il trionfo dell’”industria”, e mettiamo le virgolette perché intendiamo la parola nel senso più lato e vasto. Senza nessuna vergogna ha imboccato la strada della massimizzazione dei lati industriali del prodotto-festival, dopo gli inizi invece (un po’) più felicemente romantici. Non è un caso che Coachella sia diventato il festival più citato dalle riviste di moda&costume e più imbottito di influencer veri e presunti: è solo il frutto di precise scelte da parte del team che guida il l’evento (come ad esempio la scelta ancora anni fa di ammollare accrediti e facilitazioni a chi può testimoniare di avere x follower sui social, questo in tempi ancora non sospetti, quando di influencer in Italia si parlava appena ammesso e non concesso se ne parlasse: gli addetti ai lavori più accigliati inorridivano, i più scafati dicevano “Questo è il futuro” – avevano ragione entrambi).

Questo posizionamento strategico – molto appunto da “piano industriale” – ha regalato al festival californiano un boom trasversale a livello di notorietà; boom che Coachella è stato bravo non solo a cavalcare ma anche a monetizzare, perché quando arrivi ad un successo e ad una popolarità così trasversale, beh, i brand sgomitano per esserci; e comunque la stessa presenza di vip, vippini, influencer, influencerini ha fatto da moltiplicatore mediatico sul media più importante emerso nell’ultimo ventennio – i social network.
Industrialmente, in apparenza è stato fatto tutto bene.
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Fonte: Soundwall
nel canale: musica