Successo e sopravvivenza

02/04/2024


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I VIP concepiscono lo Squid Game come una benedizione non solo per loro ma anche per i concorrenti, i rifiuti della società, in qualche modo la loro stessa ombra, perché permette loro di ottenere una liberazione dalla stessa noia da cui loro vogliono evadere. Nella realtà dominata dal pessimismo capitalista, la noia rende animali sia i carnefici che le vittime ed è solo un gioco in cui è possibile morire o diventare ricchissimi il mezzo per sentirsi vivi, umani. La serie sudcoreana appartiene a un genere che ha storicamente criticato i media e l’intrattenimento, il survival death game.

L’idea che dietro l’intrattenimento vi sia qualcosa di perverso e che i media funzionino da distrazione per il lavoratore e anestetico per tollerare è centrale in Battle Royale, il romanzo giapponese di Koushun Takami, un vero e proprio tripudio gore di violenza visiva. Nel libro, un governo autoritario, La Grande Repubblica dell’Asia Orientale, sorteggia ogni anno una classe delle medie per condurla su un’isola in cui vengono costretti ad ammazzarsi in diretta nazionale. L’unico vincitore viene celebrato come un eroe al suo ritorno. Nella serie di Hwang Dong-Hyuk non esiste un governo distopico e lo Squid Game non è una sorta di deviata istituzione per disciplinare la popolazione: si distacca dunque dal gusto del pubblico giapponese per un elemento caratteristico di opere come Battle Royale, proponendo una visione piatta della disuguaglianza sociale che risulta più simile ad Hunger Games, la serie letteraria di Suzanne Collins.
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Fonte: Il Tascabile
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