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The Libertines – All Quiet On The Eastern Esplanade

22/04/2024


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Francesco:
Concordo pienamente sulla grandezza di Merry Old England, che pare quasi appoggiarsi sulla medesima melodia di The Butterfly Collector dei Jam e che, aggiungo pure, non sfigurerebbe, tutt’altro, in un album tra i più recenti dei Blur, nel suo cantare, senza un filo di odioso paternalismo, le contemporanee traversie di Siriani, Iracheni e Ucraini approdati in terra d’Albione (sintetizzabili nel beffardo distico: “My congrats on staying alive/ Hope they don’t catch you tonight”).
Ti invito peraltro, restando in ambito letterario, a cogliere la straordinaria eleganza del passaggio: “Oh, how you finding merry old England/ With her chalk cliffs, once white/ They’re greying in the sodium light”, capace di racchiudere in una singola e indimenticabile, nonché velocissima, immagine chilometri e chilometri di sottilissime analisi sociopolitiche. Come del resto sempre dovrebbero fare le buone canzoni o almeno quelle che sanno annusare, anzi respirare, l’aria del tempo, per così dire.
Per il resto credo anch’io che, ad eccezione della tenera Be Young (quasi un outtake di Up The Bracket e compendio portatile di minima arte libertina), All Quiet On The Eastern Esplanade sveli le sue principali virtù negli episodi maggiormente votati alla narrazione. Ad esempio nella toccante storia di coltelli e ragazzi di vita di Night of The Hunter, in bilico fra murder ballad e play shakespeariano, o nella sinuose movenze di Shiver che, oltre a ricordarci ancora una volta che cos’è, oggi come ieri, una bella canzone, saluta con un brivido la “cortigiana gigantesca dalla piccole mani” ovvero la regina Elisabetta. D’altra parte i Libertines sono da sempre poeti del crepuscolo, bardi ubriachi che cantano a voce più alta nell’ultimo giorno degli Imperi, quando lo “stendardo sgualcito” tocca terra e irrimediabilmente si imbratta di fango, lacrime e sangue.
Pur tuttavia, in Run Run Run la voce di Barat ci ammonisce: “You’d better run, run, run boy/ Faster than the past/(..)/If you want the night to last.” Bisogna correre, correre, correre, con piede più lesto del passato e i Libertines ci riescono eccome, non cadono nella trappola della nostalgia idealizzante (e dunque nel manierismo, malattia infantile del postmodernismo) e anzi continuano a scappare più veloci delle loro ombre.
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Fonte: Indie Sunset in Rome
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