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Tra precarietà e fatalismo: Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia

10/06/2024


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Così scopriamo che, se la morte di Maggiore e Minore è certamente l’acme drammatico della vicenda familiare, il rapporto tra Padre e Madre (e tra i due genitori e i loro figli) è stato attraversato, negli anni, da sentimenti inconfessati e pulsioni conculcate (Padre, ad esempio, arriverà quasi a tradire Madre). Si ha la tentazione di pensare che se la coppia dell’Inventario non si è mai definitivamente disunita, è perché Padre e Madre hanno imparato fin da subito a calarsi ciascuno nel proprio ruolo (ed ecco che la figura retorica dell’antonomasia acquista ulteriore senso); comportandosi, in definitiva, con la medesima fissità degli oggetti. Come quando i due devono decidere come dire ai figli piccoli che la loro cagnolina malata verrà soppressa:

“Facciamo che torno a casa prima che i piccoli finiscono scuola. La porto via e gli diciamo che è scappata. • Facciamo che te ne stai al lavoro e di questa cosa me ne occupo io, gli aveva risposto Madre” (p. 170).

Lo stesso senso di immobilità è reso dallo stile studiatamente algido di Ruol, che non a caso sceglie la prospettiva dell’inventario, nel quale include quasi senza distinzione cose e stati d’animo.
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Fonte: La Balena Bianca
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