Trent’ anni dopo

11/04/2024


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Una cosa su cui nessuno si sofferma mai è il contesto nel quale uscì “Nevermind”. Posso solo parlare per me, ovviamente, magari per chi viveva in una grande città non cambiò molto. La provincia, per di più italiana, era totalmente un’altra cosa. Come ho già detto non c’era molta speranza per noi.

La scena musicale era deprimente: dominata esclusivamente da ciò che passava la radio e i negozi di dischi erano luoghi improbabili che badavano a vendere solo ciò che erano sicuri di vendere, ignorando o quasi fenomeni laterali, rivoluzioni musicali o una qualsivoglia forma di anticonformismo.
“Nevermind” mi fu passato da un mio compagno di classe, registrato da una cassetta registrata da suo fratello, reduce da un viaggio in America. Credo di essermi spiegato. Fortunatamente da lì in poi le cose andarono in discesa, finalmente le menti cominciarono ad aprirsi, i dischi cominciarono ad arrivare i concerti ad esplodere. Gli anni novanta furono un periodo magico nel quale essere adolescenti, finalmente venne un po’ spazzato via il vuoto spinto del decennio precedente, come ho già scritto: probabilmente fu l’ultima volta in cui essere fu più importante che apparire.
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Fonte: Xerosignal 2
nel canale: musica