Un amore dell’altro mondo

05/04/2024


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Se qualcuno tra voi per qualsiasi ragione odia gli omosessuali, le persone con la pelle di colore diverso, o le donne, vi preghiamo di farci un favore: levatevi dal cazzo! Non venite ai nostri concerti e non comprate i nostri dischi.

E questo ci porta a quello che era probabilmente il tratto più interessante e inedito dell’ethos punk di Cobain. Era vero che non voleva essere l’ennesima divinità del rock, era vero che non voleva mercificare le donne, non voleva fare appello ai cliché della mascolinità rock’n’roll. Era un ragazzo bianco cresciuto in provincia, ma non era uno stereotipo, non era razzista né sessista né omofobo. Dichiarava di avere una sensibilità gay, e gli piacevano le donne forti e intelligenti. Era fragile, costantemente in preda al dolore fisico, e lo ammetteva. Era sposato e non usciva con le modelle. Gli piaceva fare il papà. Questo si estendeva anche al suo aspetto, o al suo modo di presentarsi. Come Johnny Rotten, Cobain aveva stile, ma lo stile veniva dalle sue contraddizioni. Era bellissimo, ma non si pettinava, e indossava maglioni da nonno. Indossava la gonna – non sfarzosi abiti da donna pensati per gli uomini come quelli di Bowie, ma vestiti raccattati nei negozi dell’usato. Ha indossato un camice da paziente d’ospedale (il proprio, che dai, su, è veramente, veramente punk). E quindi anche il suo stile nasceva dalla sua vulnerabilità, dal fatto che la portava appesa al collo. O sulle magliette. È famosa la sua foto sulla cover di Rolling Stone in cui indossa una maglietta con su scritto corporate magazines still suck. (Questo lo assolveva? No, in realtà no. L’autoconsapevolezza è davvero un alibi? Ma è comunque qualcosa.) Usava anche le sue magliette come cartelloni pubblicitari per far conoscere altri artisti meno famosi. Come a dire: se proprio dovete guardarmi, tanto vale sfruttare lo spazio a fin di bene. Ha indossato una maglietta di Daniel Johnston, e nell’Unplugged di mtv aveva addosso una maglietta delle Frightwig, un gruppo proto-riot grrrl. Come i r.e.m. prima di loro, i Nirvana hanno usato la loro fama per promuovere altri artisti e allo stesso tempo citare (e legittimare) quelli che li avevano influenzati. Mtv avrebbe voluto che i Nirvana in Unplugged suonassero le hit del grunge e le canzoni dei Pearl Jam, ma Cobain si impuntò per fare tre canzoni dei Meat Puppets, e perché fossero sul palco con loro.
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Fonte: Il Tascabile
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