Un caffè con Haydn

07/04/2024


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Un domandare e un rispondere, quello di cui parla il Machiavelli
, un dialogare che è frutto splendido della cultura intesa prima di tutto come incontro – “tutto mi transferisco in loro” – capace di superare il tempo e offrire ristoro alla mente e all’anima. Ma ciò che vale per la poesia, la filosofia o la scienza si verifica anche con la musica che, in modo ancor più immediato delle parole, nutre il nostro cuore con la multiforme bellezza delle note. Scatta così con i musicisti più amati una familiarità capace di oltrepassare i secoli e accompagnarci nelle vicende quotidiane.

Tutto questo discorsino per arrivare a un autore che qui conoscete da tempo, ma che io ho scoperto da adulta, ritrovandolo sul mio cammino in alcuni particolari momenti. Parlo di Franz Joseph Haydn (1732 – 1809).
In gioventù, avevo ascoltato poco di lui: i movimenti più celebri di due sinfonie – “La pendola” e “La sorpresa” – delle 104 (!) che ha scritto; e in seguito il toccante Poco adagio, cantabile del “Kaiserquartett”, affascinante tema con variazioni diventato poi l’inno nazionale tedesco. Ma il bello della mia passione per Haydn doveva ancora arrivare.
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Fonte: Gioire in Musica
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