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“Una grazia sconosciuta”, di Giovanni Cocco

17/04/2024


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L’amore di Jean per s Lydou (al secolo Elisabeth Lozinska) diventa quindi il prisma con cui Giovanni (inteso come istanza letteraria e per questo chiamato col nome proprio) rilegge la sua relazione con Costanza, il complesso rapporto che legava l’autore di Zero in condotta [Zéro de conduite, 1933] alla madre rimanda al rosario di privazioni e spigolosità che hanno caratterizzato l’educazione cattolica dello scrittore. E così via, in un gioco di allusioni, affinità e coincidenze che segue le capricciose intermittenze della vita.

Non è tutto qui, però. Il testo, infatti, è anche la storia di un’indagine finalizzata a coprire i vuoti che ancora contaminano la pur sterminata bibliografia vigoliana. Per esempio: «Tra i tanti misteri che affollavano la biografia del regista, un interrogativo mi perseguitava più degli altri: cos’era stato del giovane Jean dal momento dell’uscita del collegio fino al primo ricovero a Font-Romeau e al fatidico incontro con Lydou?». Tra ostacoli professionali e le preoccupazioni che si porta inevitabilmente dietro la paternità, Cocco si muove – guardacaso – come un detective, visita gli archivi municipali di Nizza, consulta atti notarili, scartabella documenti famigliari, a Perpignan cerca di trovare una risposta alla domanda su come avesse fatto «il giovane Jean a sopravvivere nelle drammatiche condizioni economiche in cui si era ritrovato alla fine dell’estate del 1930» ecc.
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Fonte: Lo Specchio Scuro
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