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Una questione di famiglia, solitudine e perdita nella narrativa di Chris Offutt

22/08/2023


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Luoghi in cui la vendetta non è quasi mai una scelta ma un obbligo – Offutt ha scritto spesso di uomini che cercano di sottrarsi a quell’onere -, luoghi in cui il rancore può macerare dentro per anni fino a esplodere. Luoghi fatti di alberi e codici: strette di mano, cenni del capo, sguardi lanciati fuori dalle finestre, uomini come destini che bevono da soli in un drive-in. Luoghi da cui tutti, in qualche modo, provano a scappare; luoghi che però non ti strappi di dosso e l’unico modo per provarci a volte consiste nel tornare.

Ma tu sei un inventore, disse Mick, o un artista? Non lo so. Che differenza c’è?

C’è un personaggio Mick Hardin – che i lettori di Offutt hanno già incontrato in Le colline della morte – un po’ detective, un po’ dell’esercito, vagamente disperato, di certo ironico, molto solo e solitario. Hardin ha in pratica la vita allo sfascio. Si sta curando la gamba ferita dopo un attentato, l’esplosione di un ordigno in un teatro di guerra. La convalescenza la passa a casa della sorella a Rocksalt, in Kentucky, sua sorella è lo sceriffo. Mick ha tra le mani gli antidolorifici e le carte del divorzio da sua moglie che non riesce a firmare. Non per risentimento ma per delusione verso sé stesso. Mick ha un certo punto si è perso e ritrovarsi è sempre difficile, anche se vaghi sulle colline dove sei nato.
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Fonte: minima&moralia
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