Veronica Raimo, Niente di vero

05/04/2024


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Quando in una famiglia nasce uno scrittore, quella famiglia è finita, si dice. In realtà la famiglia se la caverà alla grande, come sempre è stato dall’alba dei tempi, mentre sarà lo scrittore a fare una brutta fine nel tentativo disperato di uccidere madri, padri e fratelli, per poi ritrovarseli inesorabilmente vivi.

In queste poche righe è racchiuso il romanzo di Raimo: uno spaccato graffiante di una famiglia italiana della piccola borghesia, come tante altre, di cui la voce narrante scompone gli elementi costitutivi più canonici, così come demolisce ogni retorica consolatoria, con una scrittura libera, ironica, spudorata che spesso diventa sarcastica, irresistibile fino “al paradosso” (cit. la frase tipica del padre).
Costretti ad una coabitazione coatta e frazionata, in un appartamento in cui nascono pareti e stanze dove non ci sarebbe spazio neanche per un mobile, padre, madre e due figli, cercano di intonare la propria esistenza alle idiosincrasie, agli umori, alle fobie che ciascuno coltiva.
Il perno che fa ruotare la narrazione è Veronica, Verika, di cui seguiamo l’evoluzione del protagonista dall’infanzia all’età matura.
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Fonte: Il mestiere di leggere
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