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VIAGGIO NEL METAL RURALE_III: L’ESTASI PER LA SACRA TENEBRA DEGLI AGRICULTURE

08/05/2024


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Può il nichilismo, il radicalismo distruttivo, minimalista del metal nero avere un punto in cui esprime sentimenti positivi? Questo sì perché, specialmente nel black made in USA (quello vero, non il presunto proto-black di qualche gruppo satanico legnoso), rivela da subito la voglia di celebrare la natura come fonte di esaltazione di sé e proiezione verso una dimensione cosmica e futura. Dove l’europeo si rifugia nella natura come baluardo della tradizione, lo statunitense la vive ancora come luogo di meditazione e di ricerca libera, fuori e prima dei propri valori nazionali.

Può darsi proprio che la chiave di interpretazione del black americano stia qui: nel non-nazionalismo, nella non corrispondenza tra identità nazionale e sentimento black. Il black “made in USA” cerca probabilmente una fusione con l’ecosistema, una ricerca del legame col territorio, ma non può farlo con la facilità dell’europeo nel far corrispondere i luoghi e le loro rappresentanze nazionali. Questo potevano farlo i nativi americani. Possono farlo, in qualche misura, i figli di quelle generazioni che sono morte costruendo l’America attraverso un sacrificio più o meno consapevole nella ricerca dell’oro, nella costruzione di una ferrovia, nello sfruttamento di un giacimento minerario. Ma, per l’appunto, c’è bisogno di una fuga da quella sovrastruttura verso il locale e l’universalità della natura, mentre il “nazionale” è più politico che ecosistemico.
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Fonte: Metal Mirror
nel canale: musica