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VINCENT DEVE MORIRE, di Stéphan Castang

08/05/2024


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Vincent doit mourir
parte proprio da questo assunto, ovvero il mettere in scena come la società si sia progressivamente incattivita dopo gli eventi pandemici, metafora dell’aggressione continua della quale il povero protagonista si trova vittima per tutti i cento minuti di durata della pellicola. Ed è un assunto così semplice che, anche senza i casini di quel mefitico anno bisesto, funziona benissimo di per sé.

Un uomo che scappa perché tutti, improvvisamente, ce l’hanno con lui e vogliono fargli le feste. Si può davvero sbagliare con una trama così?
Anche perché non ci saranno spiegazioni sul perché di quelle aggressioni, succedono e basta. È il bello della narrativa weird e bizarra, il non dover accapigliarsi in inutili pretesti di realismo perché le situazioni assurde sono di per sé l’elemento metaforico che trasporta la realtà nella finzione.
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Fonte: Recensioni Ribelli
nel canale: cinema