In questa prima quindicina di giorni di vita di Machinapost sono arrivate – attraverso commenti, mail, telefono e Skype – alcune considerazioni generali sul sito, il suo funzionamento e il suo perché.

Rispettando l’anonimato degli scriventi, ne riporto alcune qui perché mi fungano da memento per lo sviluppo e il buon andare del sito.

G. mi ha detto che sta cercando di capire “quanto lavori la machina e quanto l’amanuense“.
La machina si impegna e, per ora, non si è bloccata mai, ma il suo lavoro è molto da migliorare. E quel lavoro lì è tutto sulle mie spalle. Nel già citato libro di Luke Munn, “Automation Is a Myth”, si legge: “Le soluzioni tecniche sono ben lontane dall’agire da sole; sono frammentarie e la manutenzione che richiedono rivela l’immenso lavoro umano che sta dietro i processi “autonomi.”

F. mi dice che si è iscritto al feed RSS di Machinapost che però contiene – volutamente – solo i post di questo blog e non le singole ripubblicazioni dei post dei canali del sito. Quando glielo faccio notare mi risponde “però così per leggere i post dell’aggregatore devo visitare la home tutti i giorni a mano…”
L’utopia è proprio quella: riuscire a spostare la visita dal social network o dalla app di turno alla home page di un sito web. Ma qui a Machinapost – con Aristotele – ci garbano di più le probabili impossibilità che le improbabili possibilità.

T. mi ha inviato un messaggio super incoraggiante, tutto fatto di emoji e spaziature futuriste, concludendolo così: “è una riuscitissima operazione nostalgia, hai resuscitato del.icio.us con le immagini!”
In effetti la somiglianza con il vecchio sito di social bookmarking esiste, anzi, a voler essere ancora più antichi, Machinapost potrebbe essere l’evoluzione 5.0 dei cosiddetti link-log dei blog dei primi anni zero – e che nelle loro versioni mp3 blog esistono ancora.

S. si è beccato un pippone in cui mi sono dilungato sull’importanza del web semantico e dell’interoperabilità dei dati, sull’unicità di creare un sistema di tag condivise tra piattaforme e aree semantiche diverse, sulle definizione di ontologia e di entità… e via così per quasi cinque minuti.
S. ha ascoltato tutto, dando piccoli segni di approvazione ogni tanto; quando mi sono chetato mi ha detto:
“Ho capito, vuoi fare la Netflix dei blog.”
No, figurati. E poi questa cosa di diventare la Netflix di qualcosaltro ha rotto – gli ho risposto.
Peccato, con i colori del loghi eravate già intonati – ha concluso S. ridacchiando.

(Immagine: The Scott rotary web printing press | via Old Book Illustrations)